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Toy Story 4 (2019)

TOY STORY 4 | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Toy Story 4

PRODUZIONE

Mark Nielsen, Jonas Rivera, Galyn Susman

REGIA

Josh Cooley

SCENEGGIATURA

Andrew Stanton, Stephany Folsom

STORIA

John Lasseter, Andrew Stanton, Josh Cooley, Valerie LaPointe, Rashida Jones, Will McCormack, Martin Hynes, Stephany Folsom

CAST

Tom Hanks, Tim Allen, Annie Potts, Tony Hale, Keegan-Michael Key, Madeleine McGraw, Christina Hendricks, Jordan Peele, Keanu Reeves, Ally Maki, Jay Hernandez, Lori Alan, Joan Cusack, Bonnie Hunt, Kristen Schaal, Emily Davis, Wallace Shawn, John Ratzenberger, Blake Clark, June Squibb, Carl Weathers, Lila Sage Bromley, Don Rickles, Jeff Garlin, Maliah Bargas-Good, Jack McGraw, Juliana Hansen, Estelle Harris, Laurie Metcalf, Steve Purcell, Mel Brooks, Alan Oppenheimer, Carol Burnett, Betty White, Carl Reiner, Bill Hader, Patricia Arquette, Timothy Dalton

COLONNA SONORA

Randy Newman

MONTAGGIO

Axel Geddes

SCENOGRAFIA

Bob Pauley, Laura Phillips

ANIMAZIONE

Pixar Animation Studios

🏆 RICONOSCIMENTI 1 ACADEMY AWARD (USA, 2020)

Miglior Film d’Animazione

🖋️ Recensione

È dura la vita per i giocattoli che, quando non visti, animano l’immaginifico e spensierato mondo dei bambini a cui appartengono. Woody, lo sceriffo protagonista (la cui storica voce di Fabrizio Frizzi è sostituita da Angelo Maggi), non è più di proprietà di Andy, ma della piccola Bonnie che, durante il primo giorno di asilo, assembla una forchetta di plastica e vari scarti creando Forky, da cui non riesce a separarsi. Forky è come un bimbo appena nato che deve apprendere il significato delle cose e lo scopo della sua esistenza: non crede di essere un giocattolo, ma un utensile usato da gettare via, e così cerca in ogni modo di tornare alla spazzatura, suo luogo d’origine. Tocca a Woody, ormai non più il preferito di Bonnie, trattenere il nuovo arrivato nella combriccola di giocattoli, fino a quando Forky non riesce nell’impresa, facendo smarrire anche Woody.

 

Toy Story 4, come ogni capitolo della serie, vede i protagonisti intraprendere un viaggio di ritorno a casa, tra le braccia di bambini preoccupati per la sorte dei loro compagni di gioco scomparsi, che conduce in un negozio di antiquariato abitato da inquietanti bambole dimenticate a comporre un freak show vintage e con omaggi a Shining e La bambola assassina. Un viaggio di formazione e cambiamento per i giocattoli in cui, dopo il conclusivo finale del perfetto Toy Story 3, è messa in discussione la loro natura e indagata la loro origine. Nel magico mondo dei giocattoli animati dalla Pixar, i bambini hanno incredibile potere: capaci di infondere la vita come provetti dott. Frankenstein (come il malvagio Sid del primo Toy Story), influenzano inconsapevolmente l’anima dei giocattoli che vivono (e muoiono) per loro. Ma a quale prezzo?

 

Si parla di libertà, di fuggire dalla costrizione di essere dominati da un senso del dovere verso i padroni-bambini da compiacere e amare incondizionatamente. L’antagonista, una bambola di porcellana dimenticata sullo scaffale, abbraccia il concetto, con terrificante morbosità, in modo diametralmente opposto a Bo Peep, l’amica di Woody smarrita anni prima, ma alla fine dimostra di aver bisogno di amore, come tutti gli altri suoi simili; una caratterizzazione interessante, comunque lontana dalla brillante definizione di Lotso in Toy Story 3.

 

Toy Story 4 pone il focus sull’importanza dell’amicizia e ciò che bisogna lasciarsi alle spalle per cambiare e crescere; un quarto episodio che appare come un’appendice conclusiva per la storia del protagonista Woody che mette in ombra il suo migliore amico Buzz Lightyear, spalla d’azione non troppo brillante, e compie la sua realizzazione di giocattolo. Giusta o sbagliata che sia.


Articolo di Alessandro Pin

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