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Wonder Woman (2017)

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WONDER WOMAN | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO

Recensione

Dopo aver condiviso la scena con Batman e Superman in BvS, Wonder Woman è protagonista di un cinecomic di origini a lei dedicato per disvelare il background che l’ha portata a combattere contro dèi precipitati sulla Terra. La protagonista è la bellissima e semplicemente perfetta Gal Gadot, l’eroina Diana che abita l’isola che non c’è, un luogo paradisiaco e luminoso, ove le amazzoni vivono in pace. Donne forti, autoritarie e autorevoli, tenaci combattenti per la libertà; mentre, nel resto del mondo (al di là dell’invisibile barriera di protezione eretta dal padre degli dèi Zeus), le donne lottano per avere diritto di voto e piangono mariti che combattono la Grande Guerra.

 

Patty Jenkins dirige con cuore grande una pellicola sulle origini dell’eroina più granitica che ha bisogno, tuttavia, dell’appoggio di un uomo impavido che alla fine dimostra di essere il “vero” eroe. Semplicemente un essere umano, né divino né messianico, che fa breccia nel cuore di tenebra (di ingenua fanciullezza caratteriale) della sua diletta, offuscata da pensieri di vendetta. L’incontro tra l’Amazzone e la Spia avviene sull’isola: Steve Trevor (Chris Pine ricorda James Kirk di Star Trek Beyond in un’analoga sequenza con una motocicletta) porta inconsapevolmente la guerra nelle verdi terre di Themiscyra.

 

Diana, addestrata dal generale Antiope (Robin Wright è la più bella), abbandona la regina madre Hippolyta e il suo popolo per affrontare una pericolosa missione: trovare e uccidere il dio Ares, l’artefice che ha scatenato il conflitto mondiale, salpando alla volta di un mondo industriale e fumoso e cupo, ove la guerra miete milioni di vite. Ares è una presenza che aleggia costantemente, colui che sussurra parole di morte allo spietato generale tedesco Erich Ludendorff e all’alchimista Poison, sfigurata scienziata pazza che avvelena le sue vittime procurando loro indicibili agonie. Un interessante punto di contatto tra due mondi: divino e terreno.

 

Proveniente da una società matriarcale, Diana, spaesata in una società maschilista ove sono i soldati ad andare in guerra, mentre i generali rimangono al sicuro nei lussuosi palazzi cittadini, è guidata da incorruttibile determinazione. L’atto centrale è superlativo: un crescendo di azione in cui la spada “ammazza-dèi”, lo scudo e il “lazo della verità” riecheggiano sotto le eccitanti percussioni della (divina) Amazzone.

 

Diana trova l’amore, quello per cui vivere, combattere e morire; tuttavia, non è lei che si sacrifica per il genere umano (come Superman in BvS), poiché è nel coraggio degli uomini che si cela la chiave che apre alla vittoria. Gli eroi alla fine sono coloro che combattono senza superpoteri e forze divine e si immolano per la salvezza di coloro che amano. Diana è diversa da come è presentata in BvS, più acerba, senza aver ancora conosciuto la guerra: è l’incontro con Steve a cambiarle la vita con cui, tra una battuta spiritosa e l’altra, instaura una convincente sinergia.

 

Wonder Woman vanta una fantastica scenografia e una luminosa fotografia che segnano un’evidente cesura con le precedenti pellicole DC. Saldamente ancorato a dogmi supereroistici consolidati, funziona sia come cinecomic, sia come avventura dal sapore ucronico/mitologico che, con un’atmosfera che ricorda Captain America – Il primo vendicatore e Superman di Richard Donner, convince con la sua potenza e una morale che fa riflettere.

Alessandro Pin


Scheda

TITOLO ORIGINALE
Wonder Woman

PRODUZIONE

Charles Roven, Deborah Snyder, Zack Snyder, Richard Suckle

REGIA
Patty Jenkins

SCENEGGIATURA
Allan Heinberg

STORIA
Zack Snyder, Allan Heinberg, Jason Fuchs

CAST
Gal Gadot, Chris Pine, Connie Nielsen, Robin Wright, Danny Huston, David Thewlis, Saïd Taghmaoui, Ewen Bremner, Eugene Brave Rock, Lucy Davis, Elena Anaya

COLONNA SONORA
Rupert Gregson-Williams

FOTOGRAFIA
Matthew Jensen

MONTAGGIO
Martin Walsh

SCENOGRAFIA
Aline Bonetto, Anna Lynch-Robinson

COSTUMI
Lindy Hemming


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