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Wonder Woman (2017)

WONDER WOMAN | RECENSIONE di ALESSANDRO PIN | DESTINAZIONE COSMO
🎬 SCHEDA

TITOLO ORIGINALE

Wonder Woman

PRODUZIONE

Charles Roven, Deborah Snyder, Zack Snyder, Richard Suckle

REGIA

Patty Jenkins

SCENEGGIATURA

Allan Heinberg

STORIA

Zack Snyder, Allan Heinberg, Jason Fuchs

CAST

Gal Gadot, Chris Pine, Connie Nielsen, Robin Wright, Danny Huston, David Thewlis, Saïd Taghmaoui, Ewen Bremner, Eugene Brave Rock, Lucy Davis, Elena Anaya, Lilly Aspell, Lisa Loven Kongsli, Ann Wolfe, Ann Ogbomo, Emily Carey, James Cosmo

COLONNA SONORA

Rupert Gregson-Williams

FOTOGRAFIA

Matthew Jensen

MONTAGGIO

Martin Walsh

SCENOGRAFIA

Aline Bonetto, Anna Lynch-Robinson

COSTUMI

Lindy Hemming

🖋️ Recensione

Diana abita Themyscira, l’isola che non c’è, luogo paradisiaco e luminoso, ove le amazzoni, forti e tenaci combattenti per la libertà, vivono in pace; mentre, nel resto del mondo, al di là dell’invisibile barriera di protezione eretta da Zeus, padre degli dèi, le donne lottano per avere diritto di voto e piangono mariti che combattono la Grande Guerra. Lo status quo è sconvolto quando giunge una spia, portando inconsapevolmente la guerra nelle verdi terre di Themiscyra.

 

Patty Jenkins dirige con cuore grande una pellicola sulle origini dell’eroina più granitica che ha bisogno, tuttavia, dell’appoggio dell’impavido e spavaldo Steve Trevor che alla fine dimostra di essere il “vero” eroe: semplicemente un essere umano, né divino né messianico, che fa breccia nel cuore di tenebra, e ingenua fanciullezza caratteriale, della sua diletta, offuscata da pensieri di vendetta.

 

Diana, addestrata dal generale Antiope, si lascia alle spalle la regina madre Hippolyta e il suo popolo, per affrontare una pericolosa missione: trovare e uccidere il dio Ares, l’artefice che ha scatenato il conflitto mondiale, salpando insieme a Steve alla volta di un mondo industriale e fumoso e cupo, ove la guerra miete milioni di vite. Ares è una presenza che aleggia costantemente, colui che sussurra parole di morte allo spietato generale tedesco Erich Ludendorff e l’alchimista Poison, sfigurata scienziata pazza che avvelena le sue vittime, procurando loro indicibili agonie. Un interessante punto di contatto tra due mondi: divino e terreno.

 

Diana, proveniente da una società matriarcale, seppur guidata da incorruttibile determinazione, si ritrova spaesata in una società maschilista, ove sono i soldati ad andare in guerra, mentre i generali rimangono al sicuro nei lussuosi palazzi cittadini. L’atto centrale è superlativo: un crescendo di azione in cui spada, scudo e lazo della verità riecheggiano sotto le eccitanti percussioni della divina amazzone.

 

Diana trova l’amore, quello per cui vivere, combattere e morire; tuttavia, non è lei che si sacrifica per il genere umano (come Superman in BvS), poiché è nel coraggio degli uomini che si cela la chiave che apre alla vittoria. Gli eroi, alla fine, sono coloro che combattono senza superpoteri o forze divine e si immolano per la salvezza di coloro che amano. Diana è diversa da come è presentata in BvS, poiché non ha ancora assaporato la guerra. L’incontro con Steve le cambia la vita; un rapporto che, tra una battuta spiritosa e l’altra, trasuda una convincente sinergia.

 

Dopo aver condiviso la scena con Batman e Superman in BvS, Wonder Woman è protagonista di un cinecomic che disvela le sue origini e i motivi che l’hanno portata a combattere dèi precipitati sulla Terra. Wonder Woman vanta la presenza della perfetta Gal Gadot e del bravo Chris Pine, una fantastica scenografia e una luminosa fotografia che segnano un’evidente cesura con le precedenti pellicole DC. Saldamente ancorato a dogmi supereroistici consolidati, Wonder Woman funziona sia come cinecomic, sia come avventura dal sapore ucronico/mitologico che, con un’atmosfera che ricorda Captain America – Il primo vendicatore e Superman di Richard Donner, convince con la sua potenza e una morale che fa riflettere.

🎞️ trailer


Articolo di Alessandro Pin

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